La risposta è affermativa. Infatti tra le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, indicate nell'art. 15 del D. Lgs. 81/08, c'è anche quella della "... regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti ...". In generale, per quanto attiene la manutenzione delle attrezzature ed impianti antincendio, si fa riferimento all'art. 4 del DM 10/03/1998: 

Art. 4. - Controllo e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio 
1. Gli interventi di manutenzione ed i controlli sugli impianti e sulle attrezzature di protezione antincendio sono effettuati nel rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, delle norme di buona tecnica emanate dagli organismi di normalizzazione nazionali o europei o, in assenza di dette norme di buona tecnica, delle istruzioni fornite dal fabbricante e/o dall'installatore. In particolare, la norma tecnica di riferimento per la manutenzione degli estintori è la UNI 9994:2003.

Tale norma prevede quattro fasi:

  • sorveglianza: eseguita da persona responsabile indicata dal datore di lavoro;
  • controllo periodico (semestrale): deve essere effettuato dalla persona competente;
  • revisione: ad intervalli indicati in apposita tabella della norma, deve essere effettuata da persona competente;
  • collaudo: deve essere effettuata da persona competente, ad intervalli stabiliti dalla legislazione vigente.

 

Nota: 
La UNI 9994:2003 è in revisione. Nella nuova versione, tale norma, a meno di variazioni, prevederà anche la gestione degli estinguenti sostituiti e dei materiali di scarto. Infatti, gli estinguenti sostituiti ed i materiali di scarto dovranno essere gestiti conformemente alle disposizioni legislative vigenti in materia di gestione ambientale. Le aziende di manutenzione su richiesta del Cliente dovranno fornire evidenza della corretta esecuzione delle attività previste dalla legislazione cogente in materia ambientale.

Possono accedere alla detrazione non solo i proprietari degli immobili sui quali vengono realizzati gli impianti, ma anche gli inquilini o i comodatari.

Nello specifico:

  • il proprietario o il nudo proprietario;
  • il titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
  • l’inquilino o il comodatario;
  • i soci di cooperative divise e indivise;
  • i soci delle società semplici;
  • gli imprenditori individuali, solo per gli immobili che non rientrano fra quelli strumentali o merce.

La dichiarazione di conformità, con i relativi allegati, deve essere prodotta in caso di nuova installazione, ampliamento, rifacimento (anche parziale), trasformazione, manutenzione straordinaria di impianti posti al servizio degli edifici, quale che sia la destinazione d’uso collocati all'interno degli stessi o delle relative pertinenze.

Se l'impianto è connesso a reti di distribuzione si applica a partire dal punto di consegna della fornitura:

  • Impianto elettrico, compreso automazione di porte cancelli e barriere e gli impianti di protezione dalle sovratensioni;
  • Impianto elettronico (se realizzato), reti locali, antenne, antifurti;
  • Impianto termico (se realizzato), compreso gli scarichi dei fumi e la ventilazione dei locali;
  • Impianto idrico;
  • Impianto gas (se realizzato), compreso gli scarichi dei fumi e la ventilazione dei locali. Sono compresi anche gli impianti alimentati con serbatoio mobile o fisso (in questi caso il serbatoio fa parte dell’impianto;
  • Impianto ascensore (se realizzato deve essere allegata la dichiarazione di conformità CE e copia del collaudo);
  • Impianti protezione antincendio;
  • In caso di impianti non realizzati occorre dichiarare espressamente in autocertificazione l’elenco degli impianti non realizzati. Se non è prodotta l’autocertificazione si deve presentare la dichiarazione di conformità.

Gli allegati obbligatori della dichiarazione di conformità, che gli impiantisti devono produrre per legge sono:

  1. Progetto/schema impianto: timbrato e firmato in originale dal responsabile tecnico della ditta impiantista in caso di impianto ordinario, da un professionista iscritto all’albo negli altri casi. Per le opere di installazione, di trasformazione e di ampliamento di impianti che sono connesse ad interventi edilizi subordinati a concessione edilizia, permesso di costruire ovvero a DIA o comunque denominati, il soggetto titolare dell’intervento edilizio di cui sopra deposita il progetto degli impianti da realizzare presso lo sportello unico per l'edilizia del comune ove deve essere realizzato l'intervento, contestualmente al progetto edilizio. 
  2. Relazione con tipologia dei materiali: timbrato e firmato in originale dal titolare della ditta impiantista;
  3. Copia del certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali: anche in fotocopia, ma dello stesso periodo della data della dichiarazione di conformità -vedi primo quesito;
  4. Eventualmente anche il riferimento ad altre dichiarazioni di conformità precedenti o parziali esistenti e, se il caso, certificati di collaudo, CPI, etc.

I suddetti allegati sono sempre obbligatori, indipendentemente dalla destinazione d’uso, dall'ampiezza e dall’età dei locali cui si riferiscono. Il primo foglio da solo senza allegati non rappresenta la dichiarazione di conformità.
 
Gli allegati obbligatori devono essere tutti timbrati e firmati in originale dal titolare della ditta impiantista. Il progetto deve essere firmato dal responsabile tecnico della ditta impiantista (per impianti ordinari) o da un professionista iscritto all’albo per le specifiche competenze per impianti non ordinari).

In questo caso si può sostituire la dichiarazione di conformità con la cosiddetta dichiarazione di rispondenza (vedi Art. 7 comma 6 DM 37/08, in vigore dal 27 marzo 2008) del tutto simile alla dichiarazione di conformità, compresi gli allegati, rilasciata da un professionista iscritto all'albo professionale per le specifiche competenze tecniche richieste, che ha esercitato la professione, per almeno cinque anni, nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione, sotto personale responsabilità, in esito a sopralluogo ed accertamenti.

Per gli impianti non ricadenti nel campo di applicazione dell'articolo 5, comma 2, la dichiarazione di rispondenza può essere rilasciata da un soggetto che ricopre, da almeno 5 anni, il ruolo di responsabile tecnico di un'impresa abilitata di cui all'articolo 3, operante nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione.

 

In base all’articolo 11 del Decreto 37/08 quando un’impresa installatrice finisce un nuovo impianto o rifacimenti, ampliamenti e trasformazioni, deve depositare copia della dichiarazione di conformità allo sportello unico delle attività produttive del comune.

La legge 4 aprile 2012, n. 35 all'art. 9 c. 2 dice:

La dichiarazione unica di conformità e la documentazione allegata sono conservate presso la sede dell'interessato ed esibite, a richiesta dell'amministrazione, per i relativi controlli. Resta fermo l'obbligo di comunicazione ai fini del rilascio del certificato di agibilità da parte del comune o in caso di allacciamento di una nuova fornitura di gas, energia elettrica o acqua. Restano altresì fermi gli obblighi di comunicazione previsti dall'articolo 284 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
(comma così modificato dall'art. 11, comma 11, legge n. 116 del 2014)

Quindi non è più necessario depositare copia della dichiarazione di conformità in comune, se non per gli impianti realizzati in immobili senza agibilità. Si sottolinea che la legge parla di dichiarazione di conformità di impianti termici, ma in realtà si riferisce a tutti gli impianti. Il titolo completo del documento è “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo” e introduce la “Dichiarazione unica di conformità” per tutti gli impianti: un documento, uguale per tutti gli impianti.

Quindi, una volta prodotta la dichiarazione unica di conformità questa va inviata:
– In caso di nuovo immobile senza agibilità: al SUAP (sportello unico) per ottenere l’agibilità e al Distributore entro 30 giorni dalla nuova fornitura (37/08);
– In caso di immobile agibile: al Distributore in caso di nuova fornitura;
– Negli altri casi: a nessuno. Va tenuta sull’impianto a disposizione in caso di controlli (es. per DPR 462).

 

Il libretto è obbligatorio per legge nazionale, D.P.R. 74/2013.

Il libretto è compilato on-line, utilizzando il sistema CIRCE, dall'installatore o dal manutentore o dal Terzo responsabile.

Per quanto definito dall'art.2, comma 1, lettera l-tricies del D.Lgs.192/2005, gli apparecchi quali stufe, caminetti, apparecchi per riscaldamento localizzato ad energia radiante, se fissi, sono assimilati agli impianti termici quando la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 5 kW; in questo caso tali apparecchi devono essere registrati in un solo libretto, sezione 4.8, con indicazione nella scheda 11.0.1 a cura dell'installatore/manutentore, delle manutenzioni periodiche di cui necessitano.

Il libretto di impianto si compila e si aggiorna in presenza di impianti  e/o apparecchi di riscaldamento e/o condizionamento,  al servizio di edifici residenziali, scuole, ospedali, caserme, palestre ecc., oppure destinati ad attività industriali, artigianali, commerciali, uffici pubblici o privati.

Gli apparecchi di cottura, quale che sia il combustibile da esse impiegato, non rientrano nella pur ampia definizione di impianto termico; l'energia termica prodotta è finalizzata alla cottura dei cibi, e il calore che tali apparecchi cedono all'ambiente, anche se particolarmente consistente quando il combustibile è la legna, va considerato un apporto gratuito, così come il calore ceduto all'ambiente dal funzionamento di elettrodomestici o lampade a incandescenza. Solo nel caso di termocucine da collegare a un impianto di riscaldamento ad acqua, per le quali il fabbricante ha esplicitamente progettato tale funzione, indicando la potenza termica nominale in targa e nel libretto di uso e manutenzione, si può parlare di “impianto termico”, e il valore della potenza va riportato nel libretto di impianto, analogamente a quello di una caldaia o una stufa.

Con “ciclo di miglioramento” è da intendersi il ciclo in cui è possibile verificare il miglioramento dell’efficienza energetica definito dal contratto a garanzia di risultato purché rappresentativo della ciclicità del processo o dell’utilizzo dell’oggetto dell’intervento.

La durata del ciclo di miglioramento deve comunque essere definita contrattualmente ed essere connessa alle modalità di verifica concordate così come alle obbligazioni contrattuali di miglioramento dell’efficienza energetica.

Per esempio nel caso di intervento nel settore civile per il miglioramento dell’efficienza energetica di un impianto di riscaldamento, il ciclo di riferimento non potrà essere inferiore alla durata della stagione termica.

Nel caso di intervento in un settore industriale, invece, il ciclo potrebbe essere anche sensibilmente più corto purché nella durata individuata contrattualmente si realizzino tutte le condizioni operative che diano conto di condizioni di uso massimo e minimo di energia nell’ambito di un profilo di utilizzo che rispecchi adeguatamente il normale ciclo produttivo.

Per contro, nel caso ove la prestazione energetica dell’oggetto dell’intervento possa essere influenzata da eventuali stagionalità dello specifico ciclo produttivo e/o dalle condizioni climatiche e solo ove tali influenze siano misurabili nell’ambito di un modello predittivo in grado di determinarne la dimensione, la durata dovrà venire adeguatamente estesa (anche attraverso singoli set di misurazioni) al fine di tenerne adeguatamente conto.

Sono soggette all’obbligo di cui all’articolo 8, comma 1 del D.lgs. 102/2014, le imprese che soddisfano una delle seguenti condizioni: 

  • l’impresa occupa più di 250 persone e presenta un fatturato superiore a 50 milioni di euro e  realizza un totale di bilancio annuo superiore a 43 milioni di euro;
  • l’impresa occupa più di 250 persone e presenta un fatturato superiore a 50 milioni di euro;
  • l’impresa occupa più di 250 persone e realizza un totale di bilancio annuo superiore a 43 milioni di euro.

Quindi, sinteticamente e limitatamente al rispetto dell’obbligo di realizzazione  della diagnosi energetica prevista dall’articolo 8 del decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102, un’impresa è considerata “grande impresa” quando il requisito occupazionale (più di 250 unità effettive) sussiste congiuntamente a un fatturato superiore a 50 milioni di euro o a un totale di bilancio annuo  superiore di 43 milioni. 
 
Si precisa che per il conteggio delle unità effettive, occorre attenersi a quanto disposto dall’ articolo 2, comma 5, lettera c) e dall’appendice “note esplicative sulle modalità di calcolo dei parametri dimensionali” del DM 18 aprile 2005.   Analogamente, i parametri finanziari relativi al fatturato e al totale di bilancio dovranno essere determinati secondo quanto disposto dall’articolo 2, comma 5 lettera a) e b) del citato decreto. 
 
Si precisa, inoltre, che l’impresa è soggetta all’obbligo di diagnosi entro il 5 dicembre dell’anno nesimo, solo se la condizione di grande impresa si è verificata per i due esercizi consecutivi precedenti a tale anno, a decorrere dalla data di chiusura dei conti, ovvero negli anni n-1 ed n-2. 
 
L’impresa è esonerata dall’obbligo di esecuzione della diagnosi energetica nel caso in cui adotti uno dei sistemi di gestione volontaria di cui all’articolo 8, comma 1, secondo periodo (EMAS, ISO 50001, EN ISO 14001), a condizione che il suddetto sistema di gestione includa un audit energetico realizzato in conformità con i criteri elencati all’allegato 2 al decreto legislativo 102/2014.

Resta  fermo, ad ogni modo, l’obbligo di comunicare all’ENEA l’esito della diagnosi condotta nell’ambito del sistema di gestione. 

A partire dal 18 luglio 2016 solo le ESCO certificate UNI CEI 11352 e le società che abbiano nominato un Esperto di Gestione Energia (EGE) certificato secondo la UNI 11339 potranno presentare nuovi progetti standard (RVC-S), analitici (RVC-A) o a consuntivo (PPPM).

L’art. 12, comma 5, del D.Lgs. 102/2014, infatti, stabilisce che dal 18 luglio 2016, i soggetti di cui all’articolo 7, comma 1, lettere c), d) ed e) del decreto ministeriale 28 dicembre 2012 possono partecipare al meccanismo dei certificati bianchi solo se in possesso di certificazione, rispettivamente, secondo le norma UNI CEI 11352 e UNI CEI 11339.

No, Energy Manager ed Esperto Gestione Energia (EGE) possono essere soggetti diversi indipendentemente che la società abbia o meno l'obbligo di nomina dell'Energy Manager (EM).

 

 

L’art. 2, comma 1, lettera c) riporta la seguente definizione:

c) «terre e rocce da scavo»: il suolo escavato derivante da attività finalizzate alla realizzazione di un’opera, tra le quali: scavi in genere (sbancamento, fondazioni, trincee); perforazione, trivellazione, palificazione, consolidamento; opere infrastrutturali (gallerie, strade); rimozione e livellamento di opere in terra. Le terre e rocce da scavo possono contenere anche i seguenti materiali: calcestruzzo, bentonite, polivinilcloruro (PVC), vetroresina, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato, purché le terre e rocce contenenti tali materiali non presentino concentrazioni di inquinanti superiori ai limiti di cui alle colonne A e B, Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per la specifica destinazione d’uso.

Il DPR 120/2017 individua tre diverse fattispecie, riferite ai quantitativi dei volumi di scavo prodotti nei singoli cantieri, alle quali applicare la procedura che si contraddistinguono in:

  • cantieri di grandi dimensioni costituiti da progetti di opere che prevedono produzione di terre e rocce eccedenti i 6.000 metri cubi di materiale escavato (volumi calcolati sulle sezioni di progetto) e assoggettate alle procedure di VIA/AIA;
  • cantieri di grandi dimensioni costituiti da progetti di opere che prevedono produzione di terre e rocce eccedenti i 6.000 metri cubi di materiale escavato (volumi calcolati sulle sezioni di progetto), non assoggettate alle procedure di VIA/AIA;
  • cantieri di piccole dimensioni, ovvero cantieri i cui progetti di opere prevedono quantità di terre e/o rocce escavate inferiori a 6.000 metri cubi calcolati sulla sezione di progetto, indipendentemente che detti progetti ricadano o meno tra quelli assoggettati a VIA/AIA.

15 giorni dopo l’invio via PEC della dichiarazione di utilizzo.

Si, nella dichiarazione basta  indicare che si tratta di intervento di edilizia libera dopo aver verificato presso gli uffici comunali che l’intervento richiesto non prevede specifici adempimenti; alla voce “titolo abilitativo” sarà da inserire la dicitura “non richiesto”.

Tutte le dichiarazioni relative al riutilizzo dei materiali di scavo al di fuori del cantiere di produzione (Dichiarazione di utilizzo, eventuali modifiche e dichiarazione di avvenuto utilizzo) vanno inviate via Posta Elettronica Certificata ad ARPAV- Servizio Osservatorio Suolo e Bonifiche (indirizzo PEC: terrerocce@pec.arpav.it) e al comune in cui ricade il sito di produzione delle terre e, se diverso, al comune in cui ricade il sito di destinazione.

No, la dichiarazione va inviata solo nel caso si intenda riutilizzare le terre come sottoprodotto; se le terre sono avviate a smaltimento le movimentazioni sono gestite con la documentazione prevista per i rifiuti.


La redazione delle relazioni di impatto acustico spetta a tecnici competenti in acustica ambientale.

 


Il tecnico competente in acustica ambientale, secondo quanto afferma la Legge 447 del 1995 Legge quadro sull’inquinamento acustico (art. 2, comma 6), è “la figura professionale idonea ad effettuare le misurazioni, verificare l’ottemperanza ai valori definiti dalle vigenti norme, redigere i piani di risanamento acustico, svolgere le relative attività di controllo. Il tecnico competente deve essere in possesso del diploma di scuola media superiore ad indirizzo tecnico o del diploma universitario ad indirizzo scientifico ovvero del diploma di laurea ad indirizzo scientifico.” L’attività di tecnico competente può essere svolta previa presentazione di apposita domanda all’assessorato regionale competente in materia ambientale corredata da documentazione comprovante l’aver svolto attività, in modo non occasionale, nel campo dell’acustica ambientale da almeno quattro anni per i diplomi e da almeno due anni per i laureati o per i titolari di diploma universitario.

Le valutazioni di impatto acustico consistono in sostanza nel prevedere quanto rumore potrà generare una nuova opera e se tale rumore potrà disturbare eventuali recettori sensibili, superando specifici limiti di legge. I limiti di rumore da rispettare sono definiti nei decreti attuativi della Legge 447 del 1995.

Secondo la Legge quadro 447 del 1995 devono essere sottoposte a valutazione di impatto acustico (art. 8):
• aeroporti, aviosuperfici, eliporti;
• strade di tipo A (autostrade), B (strade extraurbane principali), C (strade extraurbane secondarie), D (strade urbane di  scorrimento), E (strade urbane di quartiere) e F (strade locali);
• discoteche; circoli privati e pubblici esercizi ove sono installati macchinari o impianti rumorosi;
• impianti sportivi e ricreativi.
Le opere devono essere sottoposte a valutazione sia che vengano realizzate ex-novo, sia che vengano modificate o potenziate. Inoltre devono contenere una documentazione di previsione di impatto acustico:
• le domande per il rilascio di concessioni edilizie relative a nuovi impianti ed infrastrutture adibiti ad attività produttive, sportive e ricreative e a postazioni di servizi commerciali polifunzionali, dei provvedimenti comunali che abilitano alla utilizzazione dei medesimi immobili ed infrastrutture;
• le domande di licenza o di autorizzazione all’esercizio di attività produttive

Già in passato (si veda la risoluzione n. 229/E/2009) l’Agenzia delle Entrate ha avuto modo di chiarire che nelle spese detraibili tramite bonus casa sono incluse anche quelle tecniche ossia gli onorari dei professionisti coinvolti nel progetto.

Questo comprende, dunque, la parcella di professionisti incaricati quali ingegnere, geometra, geologo e altri professionisti coinvolti. Non esiste un elenco tassativo di professionisti che si possono contattare perché molto può cambiare in base al tipo di pratica. A livello normativo il riferimento è all’articolo 16 bis comma 2 del TU delle Imposte sui Redditi che, infatti, fa riferimento a spese per progettazione e per prestazioni professionali connesse all’esecuzione delle opere edilizie e alla messa a norma degli edifici ai sensi della legislazione vigente in materia. Ne consegue che la consulenza sulle detrazioni è detraibile a sua volta.

Per i lavori di efficientamento energetico soggetti a ecobonus, oltre ai normali adempimenti tecnici necessari per conseguire il titolo abilitativo necessario, la consulenza dell’architetto o di un altro professionista abilitato è richiesta per la predisposizione di alcuni documenti, quali:
• l’asseverazione attestante la conformità dell’intervento ai requisiti tecnici richiesti
• l’attestato di prestazione energetica per alcuni interventi
• la scheda informativa relativa agli interventi realizzati, redatta secondo lo schema riportato nell’allegato E o F del decreto attuativo.

Entro 90 giorni dall’ultimazione dei lavori va poi inviata una apposita comunicazione telematica all’Enea.

Gli ultimi adempimenti citati possono essere anche svolti in autonomia dal contribuente ma, nel caso in cui si avvalesse della consulenza di un architetto, di un altro tecnico, di un CAF o di un commercialista, potrà detrarre anche la loro parcella.

Il concetto di abitazione principale è legato al luogo in cui un soggetto ha la propria residenza, o meglio la propria dimora abituale (concetto introdotto per la determinazione delle imposta municipale unica, l’IMU).

Il DL 101/2011 (Decreto Monti) fornisce la seguente definizione: “Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente […].

Quindi affinché un immobile possa essere considerato abitazione principale, sono necessarie 3 condizioni:

  • il possesso/proprietà (o altro titolo reale quale ad esempio l’usufrutto o il diritto di abitazione);
  • la residenza anagrafica
  • la dimora abituale intesa come elemento che sussiste continuativamente nel tempo.